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Obbligazioni, le strategie per investire
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Obbligazioni, le strategie per investireObbligazioni, le strategie per investire - 13 07 2012 - 18:53
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In finanza con il termine obbligazione (in lingua inglese bond) si indica un titolo di debito emesso da società o enti pubblici che attribuisce al suo possessore il diritto al rimborso del capitale prestato all'emittente alla scadenza più un interesse su tale somma.
Obbligazioni, le strategie per investire nel 2011 Alla luce delle evoluzioni dei mercati nella seconda parte del 2010, gli scenari per il 2011 sono legati a quale tipo di sviluppi si avranno relativamente: alla "crisi dell'Euro", al "Quantitative Easing" della FED e all'atteggiamento della BCE. Relativamente alla "crisi dell'Euro", riteniamo abbastanza basse le probabilità di scenari estremi; sia in positivo che in negativo. Da un lato, le possibilità di una soluzione definitiva e soddisfacente in tempi brevi (cioè entro il 2011) ci sembrano assai esigue, dato che le problematiche da risolvere e le divergenze da assorbire all'interno dell'Area Euro sono di natura tale per cui, nella migliore delle ipotesi, ci vorranno diversi anni prima di poterle considerare "risolte". D'altro lato, però, i costi economici e politici di uno smembramento (totale o parziale) dell'Euro sembrano in questo momento decisamente troppo alti; pertanto è a nostro parere poco probabile che le Autorità europee interrompano il sostegno ai Paesi finanziariamente più deboli nel corso del 2011. Di conseguenza, lo scenario a nostro parere più probabile è quello di una prosecuzione della situazione attuale, con fasi alterne di nervosismo, cui presumibilmente le Autorità europee risponderanno cercando di contrapporsi alla speculazione. Ovviamente, tanto meno convincenti saranno le risposte dell'Europa, tanto maggiori saranno le oscillazioni all'interno del mercato europeo dei titoli di stato e viceversa. Più nel medio lungo termine - ma noi crediamo non nel 2011 - andrà ovviamente trovata una soluzione stabile e realistica ai problemi dell'Euro. Sottolineiamo a questo proposito che la soluzione, quale essa sarà, dipenderà essenzialmente da decisioni politiche e non economico/finanziarie. In termini di media europea, infatti, i fondamentali macroeconomici del Vecchio Continente sono del tutto comparabili (quando non migliori) a quelli p. es. di Stati Uniti e Gran Bretagna. Inoltre è abbastanza evidente che, da un punto di vista economico/finanziario, la soluzione che comporterebbe per tutti (Germania compresa) meno rischi e meno sofferenze sarebbe quella di una garanzia "a ombrello" su tutti gli aderenti all'Euro, a fronte di un coordinamento europeo che definisca autonomamente una parte significativa delle politiche fiscali dei singoli Paesi (in pratica una sorta di FED europea). Si creerebbe così un meccanismo simile a quello statunitense, con la FED EU in grado di garantire a livello federale anche nel caso di singoli Stati in dissesto (come recentemente accaduto in USA per la California). Per arrivare a questa soluzione, però, sarà necessaria da un lato la volontà politica dei paesi "forti" (Germania prima di tutti) di garantire per quelli deboli, e dall'altro la disponibilità dei paesi più piccoli e deboli di accettare le politiche fiscali decise centralmente (e presumibilmente dettate in buona parte dalla Germania). Se non ci saranno entrambe queste volontà politiche, l'esito più probabile nel medio termine, ma lo ripetiamo non (a nostro parere) entro il 2011, sarà quello di uno smembramento totale o parziale dell'Euro, con conseguenze imprevedibili e potenzialmente molto dannose, soprattutto ovviamente per i paesi finanziariamente meno solidi. Passando ad analizzare le possibili ripercussioni nel 2011 del QE della FED e dell'atteggiamento della BCE, è probabile a nostro parere che in una prima fase continui la risalita dei tassi di interesse a medio-lunga scadenza. Tuttavia a partire dal secondo/terzo trimestre, è ipotizzabile un'inversione di tendenza se i dati sulla crescita economica dovessero essere meno positivi di quanto atteso. Riguardo ai tassi a breve termine, invece, dubitiamo fortemente che, vista la situazione in Europa, la BCE sia in grado di aumentarli nella prima parte dell'anno; ci attendiamo quindi che la fase di "rientro" dalle politiche monetarie eccezionalmente espansive del 2009-2010, venga posticipata rispetto a quanto annunciato negli ultimi mesi. Per i tassi a breve termine quindi, ci attendiamo anche per il 2011 (almeno nella prima parte), una fase di sostanziale stabilità su livelli ancora molto bassi. Relativamente agli altri macro-segmenti del mercato obbligazionario, riteniamo probabile che, a meno di evoluzioni fortemente negative della crisi dell'Euro, il settore "corporate" rimanga relativamente poco volatile, mentre quello delle obbligazioni bancarie/assicurative, soprattutto per gli emittenti europei, segua più fedelmente (in positivo e negativo) le oscillazioni dei titoli di stato dell'Area Euro. Venendo infine ai titoli obbligazionari dei paesi emergenti, è probabile che continui il flusso di investimenti sia verso le emissioni internazionali (prevalentemente denominate in USD e Euro), sia (soprattutto) verso le emissioni in valuta locale. Il rischio per questo segmento del mercato obbligazionario, soprattutto se continueranno le tendenze degli ultimi mesi del 2010, è che l'eccesso di domanda porti i valori dei titoli e delle valute su livelli eccessivi, rendendoli poco appetibili in termini di rapporto rischio/rendimento. In conclusione, a livello di strategia di investimenti per un investitore obbligazionario basato in Euro, i suggerimenti per il 2011 sono quelli di una forte diversificazione del rischio, propendendo nella fase iniziale per un portafoglio prevalentemente di titoli a tasso variabile di emittenti "investment grade" per la componente a medio-basso rischio, a cui abbinare in piccole percentuali: investimenti in obbligazioni "corporate" a rating medio-basso, titoli dei paesi emergenti, posizioni in valuta e posizioni in titoli di stato dei paesi deboli dell'Area Euro, il cui peso andrà aumentato/diminuito tatticamente sfruttando il probabile andamento altalenante dei mercati. Nel corso del 2011, se continuerà l'aumento dei rendimenti sulle scadenze medio-lunghe, è ipotizzabile per la componente a rischio medio-basso un graduale spostamento verso titoli a tasso fisso e, nel caso di movimenti a rialzo eccessivi, una graduale uscita da investimenti in valuta e dai titoli obbligazionari dei paesi emergenti./repubblica.it |
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marco
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Come investire sui Btp con i tassi sopra il 6%
è tornata a farsi sentire la pressione sui titoli di stato italiani in un clima di forte avversione per il rischio, che ha mandato ko sia le borse che l’euro. Lo spread Btp-Bund è volato fino a 470 punti base. Ciò vuol dire che il rendimento del decennale italiano è salito nuovamente, seppur di poco, sopra la soglia del 6%. Siamo su livelli critici, che in teoria lo scudo anti-spread dovrebbe arginare attraverso il fondo salva-stati. In particolare, un livello dello spread italiano sopra 500 farebbe scattare più di un semplice campanello d’allarme. Tuttavia, le decisioni prese dal Consiglio europeo dello scorso 27 e 28 giugno potrebbero subire pesanti battute d’arresto. Olanda e Finlandia si oppongono allo scudo. Helsinki minaccia addirittura di uscire dall’euro. Il futuro dell’euro resta incerto e gli investitori continuano a bocciare i titoli di stato della periferia europea. Il Btp scadenza settembre 2022, benchmark per lo spread, è entrato in una fase di elevata volatilità a partire da maggio scorso, oscillando tra 95 e 100 in base al susseguirsi di novità relative alla crisi dei debiti europei. Secondo i dati elaborati da Bloomberg, solo il decennale spagnolo ha una volatilità giornaliera più alta rispetto al Btp di pari scadenza: 31,85% contro il 21,34% del titolo italiano. Il Bund decennale si ferma all’8,98%, l’Oat all’8,16%. Una situazione pressocchè analoga inizia a riscontrarsi sulle scadenze brevi, ovvero i titoli a 2 e 3 anni. Ciò che influenza il prezzo in questa fase non è il “rischio tassi”, bensì il “rischio di credito”, ovvero il timore che l’emittente non sia in grado di onorare il pagamento degli interessi o di restituire il capitale a scadenza. I timori per un collasso della zona euro, oggi più vivi che mai, influenzano così anche i bond sovrani della periferia europea, ovvero quelli maggiormente esposti alla crisi. La fase attuale sui mercati è più adatta ai day-trader, che possono sfruttare la volatilità elevata cercando di centrare il giusto timing di ingresso e uscita in un arco temporale relativamente breve. La curva dei rendimenti “appiattita” rende ora più appetibili le scadenze brevi rispetto a quelle medio-lunghe: un biennale che rende il 4,1% rispetto a un decennale al 6% sembra un’occasione da non sottovalutare. |
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marco
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Andamento mercato italiano e spread: situazione e previsioni 2012
I prezzi continuano a salire, soprattutto quelli di benzina, ma lo spread cala, le Borse tornano a correre, anzi, secondo le previsioni, possono salire ancora del 5, 10%. Anche i bond aziendali corrono come non si vedeva da tempo e le banche tornano a emettere obbligazioni. I rendimenti delle obbligazioni aziendali stanno avendo la meglio sui Btp di pari durata, i titoli aziendali del resto sono una buona occasione per diversificare il portafoglio e negli ultimi dodici mesi hanno reso decisamente di più. Investire in corporate bond significa mettersi al riparo dalle turbolenze del mercato che attualmente potrebbero ancora persistere. Ma per ottenere rendimenti sicuri è bene scegliere obbligazioni sicure. In questo 2012 bene quelle obbligazioni bancarie, societarie e governative, con rischi limitati e buoni rendimenti. I titoli più sicuri sono quelli emessi da aziende che appartengono ai comparti meno ciclici dell’economia, con scadenza breve o medio-breve, perché titoli come per esempio gli industriali o le auto, potrebbero affrontare periodi di turbolenza, se la congiuntura economica in Europa dovesse deteriorarsi determinando un forte calo della domanda. E’ tornato a crescere anche il settore bancario e le banche stesse provano a rialzarsi dal periodo di terribile buio degli ultimi mesi e, sulle scadenze brevi, fino a 3 anni, i bond bancari, cioè le obbligazioni emesse dagli istituti di credito e quotate in borsa penalizzate fortemente dalla crisi, arrivano oggi ad offrire rendimenti del 4-4,5%, vale a dire circa un punto in più rispetto ai Btp di pari durata. Si tratta di un risultato decisamente positivo. Secondo un’analisi di CorierrEconomia, le emissioni senior con scadenza 2014 oscillano tra un rendimento del 3,98% del bond di Intesa Sanpaolo al 4,71% dell’obbligazione emessa dal Banco Popolare. La differenza si spiega con il rating molto diverso dei due emittenti. Intesa, che è considerata la banca italiana più solida, ha infatti per S&P un rating A-. Banco Popolare, al contrario, gode di un merito di credito tripla B. Secondo la Commissione Ue nelle sue previsioni. l'economia italiana si stabilizzerà nel secondo semestre del 2012, se lo spread rimarrà stabile intorno ai 370 punti e se non ci sarà ulteriore deterioramento della situazione sui mercati finanziari. Uno spread a quota 370 punti corrisponde, alle attuali quotazioni del Bund tedesco, a un rendimento dei BTp a 10 anni intorno al 5,6%. Un livello decisamente lontano dai 160 punti del pre-crisi, ma considerando che l’anno scorso, in alcuni mesi, lo spread era arrivato a sfiorare i 600 punti, si potrebbe parlare di un risultato più che soddisfacente. Nei giorni scorsi, a seguito dell'accordo dell'Eurogruppo sul salvataggio della Grecia, lo spread è scivolato a 330 punti per poi risalire in area 360. Sempre secondo le stime sul 2012 della Commissione europea, l’Italia metterà a segno nel 2012 la performance economica peggiore dopo quella di Grecia e Portogallo. Le autorità europee stimano perl'Italia una caduta del Pil dell'1,3% e peggio faranno, nelle previsioni dell'Ue, solo Grecia e Portogallo, le cui economie si contrarranno rispettivamente del 4,4% e del 3,3%. Marianna Quatraro di businessonline.it |
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Tweet 29 02 2012 (00:29) |
marco
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Titoli di stato nel 2012
Dopo un anno di indecisione politica sia in Europa che negli Stati Uniti, il 2012 si delinea come un anno in cui si dovranno compiere delle scelte. Tutto ha avuto inizio nel 2010, quando un paese il cui PIL ammontava a meno del 3% di quello europeo ha scatenato una grande crisi sistemica del debito governativo, tale persino da mettere in discussione l’esistenza del progetto politico europeo. Nel 2010 con il susseguirsi di una serie di crisi ravvicinate nel tempo, (la Grecia … l’Irlanda … il Portogallo), nel 2011 due altri importanti tessere del domino – Italia e Spagna – hanno subito un crollo. I numerosi summit europei hanno mirato a contenere la speculazione del mercato cercando, da un lato, di ridurre i deficit e, dall’altro, di imporre un certo livello di solidarietà finanziaria. Sebbene questi summit, che costituivano un’ultima chance, siano riusciti ad evitare che la bancarotta si diffondesse ulteriormente in Europa, la loro “strategia del bastone e della carota” ha finito per generare tutta una serie di concetti vaghi e pericolosi, di cui il Private Sector Involvement (PSI) volontario rappresenta l’esempio più eclatante. Implementato come un mezzo per sostenere il debito Greco, penalizzando però gli investitori privati, il PSI doveva essere applicato a tutti i paesi che ricevevano sussidi sovranazionali. L’idea di una più ampia applicazione del PSI è stata alla fine archiviata a causa delle pericolose questioni legali che tale misura avrebbe potuto generare. La durata dell’European Stability Mechanism (ESM) è un altro esempio significativo delle devianti strategie europee. Ben accetto nel marzo 2011 come mezzo per proteggere i paesi virtuosi, l’ESM, che ha soltanto accelerato il contagio indebolendo il debito dei paesi che ricevevano finanziamenti erogati lentamente, è stato infine archiviato per sempre. Che ragioni sussistono, pertanto, per sperare in una risoluzione della crisi europea nel 2012 quando ci troviamo di fronte a tali ribaltamenti politici? Stranamente, le incertezze dell’anno scorso potrebbero essere l’inizio della soluzione. In primo luogo, perché alcune delle idee tossiche sollevate nel 2011 sono state abbandonate (un esito rassicurante, a condizione che non resuscitino). Inoltre, nel 2011 siè registrato un significativo progresso , in particolare in relazione alla sottile e non ortodossa reazione della Banca Centrale Europea. Come d’abitudine, la BCE ha suscitato sorpresa acquistando debito sovrano per il valore di oltre 200 miliardi di euro evitando così il disastro. Poiché vi sono buoni motivi per credere che essa continuerà, se necessario, a farlo, non dovremo sorprenderci di vedere il suo bilancio superare quota 500 miliardi nel 2012. Nel 2012 la debole crescita renderà più difficile per gli Stati Uniti ridurre il proprio debito. Questa sarà tuttavia lungi dal rappresentare una missione impossibile se gli europei riusciranno a riaffermare la propria credibilità. Qualora la Banca Centrale dimostrasse di essere, in un modo o nell’altro, un prestatore di ultima istanza e se gli Stati Europei compiessero progressi nel processo di solidarietà istituzionale, gli investitori faranno indubbiamente ritorno al debito di quei paesi con un buon margine di solvenza. Negli Stati Uniti, il 2012 è anche l’anno delle elezioni, ovvero un anno in cui il fattore budget avrà un’influenza cospicua. Sebbene la FED farà sicuramente del suo meglio per sostenere l’economia ed ottenere tassi a lungo termine inferiori, l’eventuale decisione di continuare a percorrere la via della sregolatezza fiscale, prorogando il meccanismi di sostegno fiscale, eserciterà un’influenza negativa sui titoli di stato a lunga scadenza che sono, tradizionalmente, molto onerosi in un ambiente economico in via di recupero. "Entrando nel 2012, l’investitore obbligazionario viene messo di fronte a due scelte: quella binaria europea … o l’alternativa USA?" afferma Nicolas Forest, Responsabile della strategia sul tasso di interessi di Dexia Asset Management. Le scelte da fare dovranno basarsi su un approccio altamente selettivo, anche nel caso dei paesi con rating AAA. In attesa di risposte concrete a queste domande, gli investitori potrebbero tenere d’occhio i paesi emergenti. Anche se i costanti disequilibri a livello globale stanno ulteriormente accelerando, la buona salute dei paesi in via di sviluppo rappresenta una vetrina costante di opportunità. La valuta - prospetto per il 2012: tutti gli sguardi sono puntati sul dollaro Nonostante la turbolenza all’interno dell’EMU, nel 2011 l’euro si deprezzato relativamente poco rispetto ai propri partner (solo -1,5%, in termini di tasso di cambio reale ponderato. Indipendentemente da questo, il declino continuerà quasi certamente per tutto il 2012. Anche se siamo sicuri che i governi europei faranno del loro meglio per evitarlo, il crollo dell’euro rimarrà nelle menti delle persone, e nessuno ne beneficerà. Troviamo le valute che rappresentano porti sicuri (lo yen giapponese, il franco svizzero) già abbastanza costose, data la tendenza all’apprezzamento già registrata nel 2011 unitamente al desiderio delle autorità di porre fine alla tendenza. Di conseguenza, il dollaro americano è la valuta che gettoniamo. Esso presenta migliori possibilità di apprezzamento rispetto all’euro, grazie alle più favorevoli prospettive di crescita degli USA, ai differenziali dei tassi di interesse che dovrebbero evolvere in suo favore, all’attuale economica valutazione e, in particolare, rispetto ad un euro. Quest’ultimo infatti soffrirà: (a) della sfiducia degli investitori nei confronti della crescita europea (b) della sostenibilità del debito, e (c) degli squilibri interni dell’EMU. Data questa prospettiva, crediamo che il livello dell’euro/dollaro scenderà a 1,20 nel corso del 2012 e che per quest’anno il dollaro rappresenti un’interessante opportunità di diversificazione. Il credito – Prospettiva per il 2012: il sole dopo la pioggia Nel 2011 l’accelerazione della crisi sovrana e la revisione delle prospettive di crescita si sono dimostrate pregiudizievoli per il credito. Si è trattata della seconda peggiore performance negli ultimo dieci anni, inferiore del 4,7% rispetto al rendimento delle obbligazioni governative tedesche. Il premio di rischio si è esteso di 161 punti base, aumentando così a 382 bps, risultato di una correlazione quasi perfetta con i debiti sovrani derivante, da un lato, dalla localizzazione delle aziende in paesi indeboliti e, dall’altra, dal settore finanziario europeo che si trova tuttora nell’occhio del ciclone. Ad ottobre 2011, periodo in cui sono stati effettuati gli stress-test sul settore bancario europeo, l’EBA ha richiesto che il capitale azionario, nel senso stretto della parola, fosse urgentemente aumentato al 9% a partire da adesso fino a giugno 2012 . Tale azione rappresenta un fattore positivo per i detentori dei crediti garantiti senior. Per gli aumenti di capitale le banche dovrebbero, come priorità, fare uso di risorse private (autofinanziamento, riacquisto di debito senior, emissioni di titoli azionari, …) prima di rivolgersi agli Stati Uniti. I regolamenti più stringenti e le prospettive economiche stanno portando al deleveraging del sistema bancario. Da tre mesi a questa parte, le banche europee hanno seriamente lavorato per rendere più severi i propri standard di credito poiché la minaccia di una contrazione del credito e le relative conseguenze macroeconomiche stanno preoccupando le autorità. Le misure eccezionali sulla liquidità della BCE dovrebbero aiutare ad attenuare questo fenomeno e ad ossigenare il settore che dovrà affrontare livelli importanti di rifinanziamento nel 2012 (circa €250 miliardi nel primo trimestre). Non pensiamo però che molti dei fondi presi a prestito dalla BCE saranno investiti nell’acquisto di prestiti sovrani, ancora considerati attivi rischiosi da parte delle istituzioni bancarie. Nel 2012 l’austerità fiscale accompagnerà l’Europa in una recessione di minore portata, largamente incorporata negli spread non-finanziari (246 bps), che includono anche i premi di illiquidità. Nel corso dei prossimi dodici mesi, prevediamo un leggero deterioramento del rapporto di indebitamento del settore bancario a 2,37, che è, tuttavia, al di sotto del 2,82 suggerito dall’attuale livello dello spread, e non avrà conseguenze impreviste sulla qualità del credito, dato che la prudenza sul piano fiscale rimarrà una caratteristica primaria nel 2012. "Tornerà il sole dopo la pioggia e, anche se la volatilità del mercato finanziario continuerà finché non si verrà trovata una soluzione praticabile per risolvere la crisi del debito sovrano, gli attuali livelli degli spread costituiscono una valutazione invitante", spiega Koen Van de Maele, Responsabile della gestione obbligazionaria di Dexia Asset Management. Il punto di pareggio dello spread a 12 mesi sul senior banking a quota 120 allude ad una sovra performance del credito nell’anno. Inoltre, una volta mitigata l’avversione al rischio, i fattori tecnici, come l’offerta negativa del debito e la disponibilità di risorse per gli investitori, sosterranno questa asset class. Dopo un avvio prudente, saremo disponibili e pronti, nei prossimi mesi, a cogliere le opportunità che ci saranno offerte procedendo sulla nostra strada, costruendo un’esposizione più specifica al credito. "Stiamo optando per le emissioni di obbligazioni bancarie privilegiate (per la loro valutazione invitante), obbligazioni garantite (in quanto per natura emissioni sicure), obbligazioni di società di paesi periferici ad eccezione dei finanziari (quali Telefonica, Iberdrola, Enel, … per la loro varietà geografica e/od operativa) obbligazioni corporate non finanziarie con rating BBB (Pemex, Veolia, Vale, … per la qualità del credito). Stiamo tuttavia sottopesando gli emittenti con un alto grado di ciclicità e il debito finanziario subordinato", sono state le parole di Koen Van de Maele a chiusura del suo intervento. fonte: soldionline |
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Tweet 23 01 2012 (02:49) |
Dr.RONI
![]() ![]() ![]() Register: 25 10 2004 From: Points: 1543 |
come investire al meglio i propri risparmi
Scegliere come investire al meglio i propri risparmi è sempre una cosa difficile, soprattutto in un‘epoca di crisi dei mercati, come l‘attuale. Gli ultimi tempi hanno insegnato a molti risparmiatori che trovare una consulenza valida e soprattutto obiettiva in ambito finanziario è davvero un‘impresa. Le tipologie di prodotti finanziari offerti sono sempre di più, come anche i casi di malaconsulenza e sapersi districare tra un‘offerta e l‘altra si rivela ogni giorno che passa sempre più arduo. Di seguito vogliamo offrire una serie di spassionati, brevi consigli, che potranno risultare utili a tutti coloro che desiderano investire senza correre grossi rischi. Innanzitutto le cose senz’altro da EVITARE: 1. Le polizze vita unit e index linked: ampie e approfondite analisi (si veda ad es. “Il risparmio tradito” di Beppe Scienza, Edizioni Libreria Cortina, Torino) hanno dimostrato che, a parte poche, rare eccezioni, questi prodotti sono da evitare. Anche il nostro servizio di consulenza assicurativa quotidianamente si trova a che fare con casi di persone che hanno affidato negli anni passati cospicue somme alle compagnie assicurative, ricevendo in cambio dopo 20-30 anni di “oculata” gestione” – se va bene – il capitale o poco più, ma a volte ahimè neppure per intero quello! Il motivo: gli alti costi di caricamento, in sostanza quanto va in tasca al gestore, unito agli scarsi rendimenti ottenuti con il capitale affidato. 2. I fondi di investimento: prodotti anche questi da cui stare alla larga! Quelli azionari seguono l’andamento del mercato azionario, dall'esito spesso incerto; quelli obbligazionari hanno reso, fino ad oggi e a parte qualche rara eccezione, meno della media di CCT e BTP, cioè dei titoli di Stato poliennali (vedi sempre “Il risparmio tradito” di Beppe Scienza). In numerosi casi i fondi hanno reso addirittura meno degli indici di Borsa o dei realtivi benchmark dichiarati. Anche per i fondi comuni vale il discorso delle alte commissioni (di entrata, di uscita, di gestione, di switch, che dir si voglia) che vengono fatte pagare al cliente: ciò si traduce, nel caso di perfomance positive del fondo, in una sostanziale riduzione del rendimento del fondo; nel caso di perfomance negative, in un ulteriore aggravio della perdita del capitale investito! 3. Le gestioni patrimoniali di fondi: sono prodotti molto in voga negli ultimi tempi fra i gestori. Consentono a questi di lucrare lauti guadagni attraverso i cd. switch, cioè i passaggi anche di piccole somme investite da uno all’altro dei fondi che costituiscono la gestione. Il cliente non ci capisce letteralmente più niente: oggi 1.000,00 euro sono investiti in un fondo dell’area Pacifico, domani quegli stessi 1.000,00 euro vengono dirottati su di un fondo del Sud America, dopodomani su un azionario europeo. Chi ci guadagna? Solo il gestore, il quale gioca con i soldi ad esso affidati, in una schizofrenica ricerca di improbabili guadagni. 4. I fondi previdenziali o i piani individuali previdenziali (PIP); stesso discorso delle polizze e dei fondi: chi può fare previsioni sicure su quale sarà la resa dell’investimento fra 25-30-40 anni? Se il confronto è con il rendimento medio delle polizze vita degli ultimi anni, allora è meglio lasciar perdere da subito questa forma di investimento! Vi è inoltre un serio rischio di fallimento delle compagnie che gestiscono questi fondi: oggi i soldi affluiscono alle compagnie, che gonfiano così le proprie casse; il problema, però, potrebbe sussistere domani quando le compagnie dovranno pagare le rendite previdenziali agli investitori. Alti anche qui i costi di gestione. Scarsi i rendimenti medi ottenuti. 5. Le azioni: se non si è profondi conoscitori del mercato – ed è veramente difficile esserlo – l’investimento azionario è una scommessa. Non fatevi abbindolare da chi vi dice e continua a ripetere che: “l’investimento azionario, nel lungo periodo, rende sempre”. Se si confronta il report di Mediobanca, pubblicato in settembre 2002, sull’evoluzione degli indici della Borsa Italiana dal 1928 ad oggi, si capisce chiaramente che ciò non è vero; in particolare il grafico n. 2 “Indice dei corsi azionari secchi, deflazionato con l’indice dei prezzi al consumo 1928-2002” è emblematico e significativo della inesattezza di questo assunto. …Per i profani la Borsa è terreno minato, quindi ogni speculazione venga qui tentata è a proprio rischio e pericolo! Difficile è anche riuscire a trovare chi sappia consigliarci senza farci correre dei rischi, come difficile è conoscere e seguire la storia di un’azienda. 6. Corporate bonds o obbligazioni di società private: alcuni casi eclatanti hanno fatto emergere la pericolosità anche dell’investimento in obbligazioni di società ed aziende private. Situazioni aziendali all’apparenza floride, vengono drammaticamente smentite da improvvise insolvenze e crack finanziari, che lasciano sul terreno migliaia di risparmiatori con un pugno di mosche in mano. In certi casi emerge anche il comportamento colpevole delle banche, che per salvare le proprie casse e al corrente delle possibili insolvenze delle società interessate, non esitano a scaricare sui propri clienti il rischio di tali insolvenze. Altro limite: molte di queste obbligazioni non hanno un mercato, per cui è molto difficile rivenderle! 7. Prodotti (polizze – obbligazioni …) a capitale garantito: si tratta di prodotti che prevedono, al termine del periodo di investimento, la restituzione certa del capitale impiegato: questo ovviamente nel caso in cui non sia stato realizzato alcun rendimento positivo nell‘investimento. Non sappiamo se le cose stiano proprio così!? Prima di sottoscrivere questo genere di prodotti, fatevi in ogni caso spiegare „nero su bianco“ i termini di funzionamento di questa „garanzia“. La domanda, secondo noi, più semplice e concreta da fare è la seguente: „A fronte dei miei 1.000 euro versati, quanti ne riceverò „garantiti“ al termine del periodo di investimento?“ Il nostro dubbio: la formula a „capitale garantito“ può essere una facile scappatoia per il gestore per giustificare comunque il proprio operato anche nel caso di rendimenti negativi raggiunti. E in ogni caso i costi di gestione chi li paga? Se non vengono comunque garantiti tutto il capitale ed un rendimento appropriato, diffidate dell’offerta! 8. I cd. mutui di scopo ovvero denaro preso a prestito dalla banca, con utilizzo contestuale dello stesso per un investimento in parte in obbligazioni e in parte in un investimento a rischio (es. fondi azionari). In questo caso l’unica certezza è quella di pagare gli interessi del prestito, mentre molto incerta è la probabilità che il rendimento dell’operazione riesca a coprire gli interessi passivi. Fate un po’ voi…. Cosa fare allora? Innanzitutto non bisogna perdere la calma, ma neppure farsi illusioni di facili guadagni. Prima buona regola è senz‘altro quella di pensare il prima possibile all‘acquisto di un‘abitazione di proprietà. Nel caso questo obiettivo sia stato già raggiunto oppure nel caso non rientri per il momento nei nostri piani, una domanda fondamentale da porsi nel momento della scelta di un investimento è la seguente: "rispetto alla somma a nostra disposizione, quale rischio vogliamo correre nel destinare la stessa ad un certo tipo di investimento piuttosto che ad un altro?" Una formula utile, anche se non esaustiva, per una scelta consapevole è la seguente:rendimento basso = rischio dell‘investimento basso/ rendimento alto = rischio dell‘investimento alto“. Prodotti come i titoli di Stato, sia italiani - BOT/CTZ /CCT/BTP – che di altri Paesi di Eurolandia – certificati del Tesoro francese, gli OAT e gli OATi o i Bund tedeschi ad esempio – oppure i buoni postali, oppure ancora taluni tipi di obbligazioni (vedi sotto) sono sostanzialmente sicuri. Il rendimento magari non sarà quello atteso, ma la salvaguardia del valore del capitale è assicurata. L’insolvenza di uno Stato europeo è generalmente un evento eccezionale e straordinario, quello delle banche un po’ meno. Per quanto riguarda le obbligazioni possono al limite andar bene anche quelle emesse direttamente da enti locali, da banche oppure da società private con rating fra l’AAA e l’A. Il rating misura il grado di affidabilità di una società che emette titoli sul mercato: AAA ad es. equivale ad un ottimo giudizio, A ad un giudizio di sufficienza, D al livello più basso di affidabilità. Fondi pensioni chiusi: mentre per i motivi visti si sconsigliano i fondi aperti, al contrario quelli cd. “chiusi” – cioè riservati solo a determinati categorie di soggetti, es. lavoratori dipendenti – possono rivestire un certo interesse, anche per via delle quote di capitale versate agli stessi dal datore di lavoro. L‘investimento etico. È sicuramente in forte espansione. Sempre più persone vivono il denaro non più come un esclusivo strumento di guadagno, bensì anche di aiuto agli altri. Ecco allora l‘investimento mirato a finanziare concretamente progetti di sviluppo in aree depresse del pianeta ma anche in realtà locali a noi vicine oppure a creare fondi di assistenza a persone bisognose di aiuto economico o progetti di tutela ambientale. fonte:finanzablog.info |
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Tweet 10 11 2011 (00:30) |
Dr.RONI
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Emesse per la prima volta obbligazioni palestinesi
Il fondo d’investimento PADICO (Palestinian Development and Investment Co.), la principale azienda dei territori palestinesi, ha annunciato ieri l’emissione di settemila bond a cinque anni per un valore totale di 70 milioni di dollari. Il tasso d’interesse è del 5 per cento per i primi trenta mesi, mentre per gli altri trenta verranno pagati interessi variabili tra il 5 e il 6.5%. Il costo di ogni obbligazione è di10mila dollari, e bisogna sottoscriverne almeno dieci. Munib al-Masri, presidente di PADICO, oltre che uno dei possibili candidati per il ruolo di Primo ministro nel prossimo governo a interim palestinese, ha definito questa emissione un segno «dell’impegno (della sua azienda, ndr) nell’investire in Palestina e della fiducia nelle potenzialità dell’economia locale». «Stiamo guardando al futuro – ha aggiunto al-Masri – e speriamo di raccogliere abbastanza soldi tramite i nostri titoli per finanziare ulteriori investimenti a lungo termine. E’ la nostra strategia per la Palestina». Lo scorso febbraio la PADICO ha dichiarato un profitto di 38.1 milioni di dollari per il 2010, e un aumento del 22 per cento delle entrate generali./focusmo.it |
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Tweet 12 05 2011 (09:50) |
User-0218155853
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Rimborsi più alti per i bond italiani
L'amministratore di Lehman Brothers Holding (Lbhi), la società Usa finita in Chapter 11, presenta un nuovo piano di ristrutturazione che tiene conto delle proposte del gruppo di creditori guidato dall'hedge fund di John Paulson. E - non del tutto scontate a dire il vero - prospetta novità positive per gli obbligazionisti italiani. Il piano, depositato martedì, prevede una sorta di ribilanciamento delle risorse disponibili (circa 61 miliardi a fine 2010 a fronte di claim per 322 miliardi) a favore di alcune categorie di obbligazionisti a spese soprattutto dei creditori verso contratti di derivati, incluse anche le banche e le imprese italiane che avevano registrato claim per 942 milioni di euro. Il nuovo documento elaborato dall'amministratore Alvarez&Marsal propone di elevare il tasso di rimborso per i titolari dei bond emessi negli Usa da Lbhi (e su cui Paulson &C hanno crediti per 9 miliardi) dal 17,4 al 21,4 per cento. Per quanto riguarda la posizione verso Lbt, la società olandese che ha emesso i bond in Europa e dunque anche in Italia, è previsto un doppio binario. Il tasso di rimborso sulle garanzia offerte da Lbhi verso i bond emessi da Lbt scende dal 14,7 all'11,2 per cento. Contestualmente, però, A&M - accogliendo le richieste dell'amministratore di Lbt - alza al 100% l'ammontare dei crediti diretti riconosciuti alla controllata olandese e pari a 33 miliardi, mentre nel precedente piano erano decurtati del 50 per cento. Su quei 33 miliardi Lbhi riconosce un tasso di rimborso del 15 per cento. E ancora: viene alzata anche la soglia dei crediti registrati verso Lbhi dagli obbligazionisti europei: da 26 miliardi si passa a 30. L'effetto combinato di questi correttivi porta il tasso di rimborso complessivo riconosciuto ai obbligazionisti italiani dal 20 al 24 per cento circa. La revisione delle soglie verso l'alto per alcune categorie di creditori avviene a spese di altri. Su questo A&M è molto chiaro e pone infatti alcune condizioni: perché il ribilanciamento sia operativo il piano deve avere l'ok dei fondi guidati da Paulson, dai creditori su derivati emessi direttamente da Lbhi e da altri. Altrimenti si torna al vecchio piano. E ancora: a rimetterci saranno i creditori delle controllate, in particolare di Lbsf che ha stipulato derivati per circa 45 miliardi. Nell'ambito del ribilanciamento, il 5% del monte crediti verso Lbsf la caprogruppo saranno tagliati a favore dei creditori di Lbhi. Il risultato sarà che il tasso di rimborso sui derivati scenderà da 24 al 22,3 per cento. A&M, infine, prevede condizioni tranchant per le rivendicazioni delle controllate estere (a partire dalla Lehman londinese con la quale i negoziati sono molto difficili): se alla data del voto sul piano (per il quale non viene però ancora indicata alcuna data) queste non avranno accettato i crediti che Lbhi riconoscerà loro, questi si trasformeranno automaticamente nel valore simbolico di un dollaro. Il Sole 24 ore |
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Tweet 20 02 2011 (16:20) |
Dr.RONI
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Obbligazioni e Bond 2011 migliori secondo previsioni
Puntare sui corporate bond, sulle obbligazioni dei paesi emergenti. Dove conviene investire nel 2011. Puntare sui corporate bond, sulle obbligazioni dei paesi emergenti, e sulle emissioni decennali del Tesoro americano. Questi i consigli della Société Générale e del team di asset allocation guidato da Alain Bokobza del 2011, per muoversi al meglio nel vasto mercato delle obbligazioni globali. Secondo gli economisti di Société Générale, i tassi sul decennale tedesco, il Bund, dovrebbero salire fino a un rendimento del 3,2% entro la fine del 2011. Stesso discorso per i Btp italiani e gli Oat francesi. Bene anche l’andamento dei corporate bond, che nel 2011 dovrebbero produrre una performance del 4-5%, superiore a quella dei titoli di Stato. Bene anche i Paesi dell'Est europeo, a cominciare dallo zloty polacco e dal fiorino ungherese (+6,8% atteso), mentre in Asia va bene il won coreano. Interessanti anche le obbligazioni in dollari, il potenziale di apprezzamento risalire. Gli esperti di Société Générale guardano, infine, con interesse ai corporate di aziende industriali con rating doppia B (rischio elevato) o alle obbligazioni delle società industriali tedesche di media dimensione./businessonline.it |
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Tweet 17 01 2011 (12:07) |
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